Sound On

Effenberg presenta il singolo “L’ultima mestruazione”: “Canto la pressione della società verso le donne senza figli”

La collaborazione con Rachele Bastreghi (componente dei Baustelle) nel nuovo singolo “L’ultima mestruazione”, ma anche l’attenzione ai temi sociali, diventati un tratto distintivo della sua musica e i progetti per il futuro. Sono questi i principali argomenti dell’intervista rilasciata a “Sound On” da Effenberg, nome d’arte di Stefano Pomponi.

 

Il cantautore lucchese aveva debuttato nel 2015 con l’album “Piazza Affari Chiude in Calo”, per poi confermarsi con “Elefanti per Cena”. I tratti ormai distintivi dell’artista avevano trovato nuova linfa a fine aprile 2022, con il lancio del nuovo progetto “Disgraziato di un domani”, per continuare a descrivere il suo mondo.

 

Di cosa parla “L’ultima mestruazione”?
È una storia particolare che nasce in modo quasi istintivo, al punto che ho scritto il testo come una sorta di flusso di coscienza. Per un periodo avevo addirittura pensato di farci un racconto e parla di questa donna che si trova all’interno di un ristorante e che ha una sorta di attacco di panico, di freezing. Si siede per terra e ha una perdita sotto gli occhi di tutti, arrivando a provocare uno shock dei commensali e dello staff. Il brano ha varie letture, vari significati, anche se fondamentalmente vuole sottolineare la pressione della società nei confronti di donne che, non avendo figli, vengono viste come non complete al 100%.

 

Come nasce la collaborazione con Rachele Bastreghi?

 

C’è un altro tuo brano che ha molto colpito, “Atto di Rivolta”
Lo abbiamo utilizzato come singolo per il lancio dell’album di aprile, ma purtroppo è sempre attuale dato che è una sorta di critica alla classe dirigente e all’atteggiamento che tendiamo ad avere in Italia nell’attendere sempre il salvatore, una personalità che arrivi a risolvere tutti i problemi. Ho rivisto questa situazione anche guardando la finale del Mondiale di calcio, con il richiamo al continuo dualismo tra Messi e Mbappé.

 

Come nasce la tua esigenza di trasformare in musica i problemi sociali?
La mia attenzione verso queste sfumature sociali emerge in maniera istintiva e sicuramente c’è anche un’evoluzione temporale. Per quanto mi riguarda, all’inizio tendevo a raccontare le relazioni tra persone, amori che vanno bene o che finiscono male. Poi andando avanti, se si stabilizzano alcune situazioni, l’interesse ricade su altre cose. Inoltre, penso che stiamo vivendo un momento particolare, transitorio, dove alcune situazioni passano in secondo piano perché non sono di moda.
Secondo me è complicato parlare di temi che vanno a criticare il consumismo e il materialismo, portati invece all’estremo. Ormai il sistema ha deciso di abbracciare qualsiasi diritto, purché sia mercificabile. E porre l’accento su questo diventa complicato.

 

Che tipo di processo fai nel creare la tua musica?
Si tratta di un passaggio molto automatico. Spesso sento delle notizie che mi indignano, mi appunto qualcosa e piano piano arrivo a una canzone. Ma difficilmente inizio selezionando un argomento.

 

Che progetti hai per il futuro?
Adesso, dopo un paio di mesi, sono tornato a scrivere e il 13 gennaio ho una data nella zona di Lucca. E infine credo che uscirà qualcosa in primavera.

 

 

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