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Olly, dopo l’esperienza a Sanremo via al tour “Il Mondo Gira”

Solo pochi mesi fa ci aveva descritto le emozioni vissute in attesa della finale di Sanremo Giovani e la voglia di trasmettere agli altri la propria musica. Musica con cui in poche settimane si è affermato tra le grandi novità italiane del 2023, perché dopo il successo della prima gara, Olly ha stupito anche al Festival di Sanremo, dove si è presentato con il singolo “Polvere” e ha avuto modo di esibirsi anche con Lorella Cuccarini, durante la serata dedicata alle Cover, con una rivisitazione de “La notte vola”.
Ma parlando con Federico Olivieri, questo il vero nome dell’artista, emerge l’umiltà che lo spinge ad analizzare questi risultati e il tour “Il Mondo Gira” (che venerdì 31 marzo partirà da Perugia per poi proseguire a Milano il 5 e 6 aprile e a Roma il 16 e 17 aprile) con gli occhi di chi ha ancora tutto da dimostrare.

 

Ben ritrovato Federico, innanzitutto come stai?
Bene, è un periodo intenso ed estremamente positivo. Ci sono tante cose da decidere e il mio obiettivo ovviamente è farle tutte al meglio. Stiamo seminando e bisogna scegliere bene come procedere, ma stiamo anche raccogliendo quanto fatto durante gli anni scorsi.

 

In poche settimane hai vissuto Sanremo Giovani, poi l’esperienza al Festival, le prime date del tour sold out: hai realizzato quello che sta accadendo?
Certo, ma il mio modo di lavorare non è mai cambiato. Prima mettevo più impegno, dedizione e cura di quanta ne fosse richiesta e adesso che il livello si sta alzando sono in pari con quello che bisogna realmente mettere in gioco. Queste date sono anche un modo per vedere come mi relaziono con questo tipo di situazione nuova che si sta creando, sto conoscendo tante persone e lo vivo come un incredibile periodo di crescita.

 

Come si fa a rispettare le nuove aspettative e allo stesso tempo restare coerenti con quanto fatto fino a pochi mesi fa?
Mi piacerebbe tanto saperlo. Essere coerenti viene da sé nel momento in cui già la tua musica lo è. Noto più difficoltà nel riuscire a rendere al cento per cento mentalmente e fisicamente. Su questo devo migliorare, però ho tutta una vita per imparare a farlo, per ora mi sento sulla buona strada.

 

Invece ci sono degli aspetti sui quali ti senti pronto perché è proprio come li avevi immaginati?
Un po’ tutto, penso. Il concerto lo stiamo preparando da mesi e a mio parere suona molto bene, l’esibizione sta in piedi e con i ragazzi dell’allestimento stiamo lavorando duramente. È un periodo di costruzione e non mi sono ancora fermato a fare un’analisi approfondita, cosa che difficilmente faccio nella vita in generale. Anche per il Festival di Sanremo so di aver vissuto un’esperienza incredibile per come me ne parlano le persone, ma dentro di me l’ho vissuta come normale amministrazione. Non voglio sembrare poco entusiasta perché non è così, però preferisco rimanere con i piedi per terra e non farmi idee strane. Io ho deciso di fare quella cosa e ho cercato di farla al meglio. Sicuramente non è stata impeccabile, come non lo saranno i live, perché non ho questo genere di presunzione.
La differenza tra Sanremo e il tour è che adesso saremo tutti insieme in una dimensione nuova e non vedo l’ora.

 

Cosa puoi anticipare del tuo show?
Lavoreremo quasi tutti i brani già pubblicati con delle parti nuove studiate per dargli nuova vita. Dietro c’è un pensiero musicale ed estetico e vogliamo trasmettere il senso di festa di cui parlo tanto.

 

 

Tornando al Festival di Sanremo, oltre a “Polvere” ti sei fatto notare anche durante la serata della Cover, quando hai fatto coppia con Lorella Cuccarini per un remix de “La notte vola”. Che tipo di lavoro è stato?
Volevamo dare una nostra interpretazione a un brano italiano dove potessi aggiungere qualcosa di mio. Abbiamo individuato “La notte vola”, che ha questo ritornello impeccabile, e ho deciso di ripartire da quello e proporlo nella mia chiave. Lavorare con Lorella è stata un’esperienza incredibile, perché nonostante il suo spessore ha dimostrato grande professionalità, con un atteggiamento molto positivo. Quando ci siamo visti abbiamo lavorato duramente, quasi al punto che ero io ad aver bisogno delle pause e non lei.
Sicuramente mi fa piacere sapere che il pezzo stia funzionando bene.

 

Quali principali insegnamenti ti ha lasciato il Festival?
Diverse cose, a partire dall’importanza della preparazione mentale e fisica per performare bene. Anche la voglia di non prendersi troppo sul serio: tutti mi avevano descritto il palco dell’Ariston come qualcosa di invalicabile, mentre io l’ho vissuto a mio modo, con una moderata dose di tranquillità. E poi direi la consapevolezza di avere qualcosa di interessante da comunicare e che sia soddisfacente sia per me, sia per il pubblico. Il messaggio è arrivato e questo conta più di ogni altra cosa, mi è servito a capire che posso farlo e che ne ho la capacità.

 

L’ultima volta che ci siamo visti, in merito ai buoni propositi avevi risposto che preferivi vivere giorno per giorno? Queste nuove esperienze ti hanno fatto cambiare prospettiva?
L’hanno certamente complicata, perché si sta lavorando in funzione dei prossimi mesi. Va detto che quando parliamo di musica sembra sempre che dobbiamo salvare le persone e, anche se per certi versi è così, non siamo dottori o scienziati e non voglio far passare il mio lavoro come un’attività pesante. Pensare ora ai concerti che faremo da qui all’estate non la vivo come una cosa che mi fa stare male o mi appesantisce. Si tratta del mio tour, qualcosa che ho sempre sognato. Devo riuscire a eliminare le cose più inutili a cui sono abituato a pensare e focalizzarmi solo su quello che va realmente fatto.

 

In questo contesto ti stai dedicando interamente al tour o riesci anche a fare nuova musica?
Sto scrivendo, ho voglia di far uscire cose nuove. Prima di lavorare a un disco ho bisogno di vivere qualcosa di diverso e avere il tempo per cambiare delle prospettive, altrimenti non ci si rinnova.
Però prima dell’album ci sarà qualcosa da far uscire e che si lega al lavoro di questi mesi, che inevitabilmente include anche il Festival di Sanremo. C’è stato un prima, un durante e in qualche modo vorrei legare anche le emozioni successive.

 

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