Dj Gengis presenta “Beat Coin” e confessa: “Dopo tanti anni respiro ancora la magia della musica”

Riunire alcuni tra i maggiori esponenti della scena rap italiana in un unico progetto che possa sopravvivere alle mode effimere e passeggere del momento. È questa l’idea alla base di “Beat Coin”, l’ultimo album firmato da Dj Gengis e uscito il 3 settembre. Il dj e producer è partito dalla criptovaluta, un tema a lui molto caro che si sviluppa nel titolo e nella cover del disco, per dare vita a un viaggio musicale che unisse passato e presente in maniera omogenea.

Per farlo, Dj Gengis ha voluto al suo fianco amici come Gemitaiz, Coez, Random, Neffa, Franco126, Tormento, Clementino, Danno, Nashley, Mostro, Dani Faiv, Nerone, Ensi, Carl Brave, Gemello, Noyz Narcos, Gast e Soul Sinner. Il risultato sono undici brani che segnano un grande ritorno e mischiano stili e generazioni di artisti molto differenti tra loro, continuando a respirare – come racconta lo stesso dj durante l’intervista rilasciata a Sound On – la magia che la musica sa trasmettere.

 

 

Partiamo dall’ultimo lavoro, “Beat Coin”, che vede la tua firma e coinvolge tantissimi artisti. Come nasce questo album?
Nasce tre studi fa, in un piccolo studio che avevo costruito con le mie mani a Portonaccio, un quartiere di Roma diverso rispetto a quello in cui sono ora. I primi due singoli sono nati lì. In particolare, quello con Carl Brave e Gemello si basa sulla collaborazione con Matteo Pezzolet. Entrambi venivamo dalla fine dei tour di Alex Britti e abbiamo iniziato a lavorare insieme. Sono uscite cose interessanti al di là delle sonorità standard. Una volta ottenuta la base di “Un’altra brasca” l’abbiamo spedita a Carl, che nel giro di due giorni ha mandato il ritornello, la strofa, ha messo le mani sulla produzione. E questa è stata una spinta di entusiasmo per procedere e pensare a un progetto. La stessa cosa è accaduta con “Wild Boys”, la prosecuzione di un brano che era uscito circa otto anni prima e che ha rimesso insieme gli artisti con cui sono cresciuto.

Questo album vede la collaborazione di artisti diversi tra loro, sia a livello stilistico sia generazionale. Cosa significa inserirli in uno stesso progetto?
In realtà questa cosa è ciclica, perché da giovane facevo lo stesso lavoro ma con il formato dei mixtape. Mixavo tutto ed era bellissimo coinvolgere artisti diversi, ovviamente usando dei parametri ben precisi e partendo sempre dagli amici. Perciò è la storia che si ripete, ma questa volta ho pensato io alla produzione e alla direzione artistica anziché prendere le strumentali da altri dischi. Sapevo che sarebbe venuto fuori come volevo io.

Di questi amici c’è qualcuno che ti ha sorpreso per come si è approcciato al progetto?
Ognuno per un motivo diverso. Il contributo di tutti ha fatto in modo che venisse un bel disco nel suo insieme. Sulla rapidità di esecuzione una nota di merito va a Neffa, Nerone, Ensi, Carl Brave, Danno. Ma anche gli altri non hanno impiegato tanto tempo, le strofe sono state mandate molto rapidamente. A livello di brani posso dirti che sono molto affezionato a “Sembra un film” e “Mi sa di no”, di Sinner.

Cosa ti lascia un progetto così importante?
Un carico gigante di emozioni, perché quando si è abituati a lavorare in un certo ambiente si danno per scontate alcune cose. Invece sono ancora affascinato dalla magia della musica e da quello che succede attorno. Per cui mi porto dietro un bel bagaglio di emozioni. Spesso non trovo le parole giuste per esprimere questa cosa, motivo per il quale non ho fatto il rapper, però è davvero incredibile.

 

 

Il titolo e la grafica si rifanno alla criptovaluta, un tema a cui sei molto legato.
Sì, sto per pubblicare una serie di NFT, oggetti digitali che saranno scritti e certificati sulla Blockchain coinvolgendo alcuni artisti romani e non solo con cui realizzerò dei graffiti. Il mio rapporto con la criptovaluta in generale inizia agli albori dei bitcoin, io personalmente lo considero come l’oro del futuro, ma anche del presente.

Possiamo considerarla una metafora di quello che c’è dietro il tuo album?
Questo sarà il tempo a dirlo. All’inizio un bitcoin valeva 8 dollari, ora siamo a quasi 45mila.

È cambiato il vostro lavoro in tempo di pandemia?
Prima il tempo che trascorrevo in studio e ai live era bilanciato. Adesso la percentuale dei live si è praticamente azzerata, quindi si è spostato tutto sul lavoro in studio. Quando gli artisti sono tutti insieme, ovviamente i tempi di realizzazione sono ridotti, mentre dove non è stato possibile incontrarsi la tecnologia ci è venuta in soccorso.

Invece per l’ispirazione?
Immagino che per chi scriva sia stato più difficile, per quanto riguarda il lato musicale cambia poco. Diciamo che è stato un problema per tutti, ma quando entri nella dimensione studio ci si concentra su quello che bisogna fare. A livello pratico invece è stato pesante cambiare tre studi, però ci si rimbocca le maniche e si lavora.

Credi che ci sarà a breve la possibilità di assistere a degli eventi live?
Assolutamente, stiamo valutando delle alternative per arrangiarci con le attuali disposizioni alternative. La cosa un po’ deprimente è guardare all’estero e vedere i miei colleghi suonare in palazzetti o stadi pieni. Come dicevamo prima in merito alle tendenze, anche in questo arriveremo con un po’ in ritardo. Ma mi auguro che ci arriveremo perché c’è un’intera filiera che sta facendo fatica, perciò sarebbe il caso di riavviare la macchina. Peccato che manchi una voce univoca che faccia notare come all’estero si stanno attuando delle iniziative per il mondo dello spettacolo e noi ancora no.

 

 

Essere a capo di un simile progetto ti mette più pressione, oppure hai la stessa serenità di sempre?
Se lavori pensando subito al risultato, si snatura quella magia che si vive durante l’intero processo. L’obiettivo era fare una cosa che potesse rimanere nel tempo e suonare bene anche tra qualche anno.

Cosa significa per te la musica?
È tutto!

 

 

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